I De Benedetti, separati anche dalla Germania

ottobre 2, 1992


Pubblicato In: Corriere Della Sera, Giornali


Carlo attacca sull’«Espresso» le follie della Bundesbank, Franco sulla «Stampa» lo contraddice

Carlo parla di «follie della Bundesbank», chiede l’uscita del marco dallo Sme, invita l’Europa a «non farsi strozzare da quella politica dei tassi che appare suicida per la stessa Germania». Morire per Dresda? Assolutamente no. Franco, il fratello, è di diverso avviso. Certo, dice, «adesso temiamo di morire per Dresda». Ma noi italiani, avverte, quei tre punti in più nel differenziale dei tassi d’interesse reali «non li dobbiamo alla Bundesbank»: alla fine è in gran parte colpa nostra. E poi sì, «i rischi derivati dalla politica tedesca di finanziare la ricostruzione dell’Est» ci sono, eccome. Ma non dimentichiamo nemmeno, per favore, che «già nel ’92 un terzo della crescita dei Paesi Cee dovrebbe derivare dagli investimenti tedeschi all’Est».

Chissà se si sono accorti, Carlo De Benedetti e suo fratello Franco (il cui cognome fa però Debenedetti, tutto attaccato), di essersi conquistati un posticino di riguardo nel ring dei dibattiti su Germania e resto d’Europa. Forse non è il caso di definirla una polemica. Ma una curiosità sì. Perché sembra un altro capitolo, per quanto piccolo, di un storia familiare in cui i legami sono forti ma spesso vissuti all’insegna della diversità. Diverso il temperamento, diversi i modelli, diverso il tipo di cultura. Due fratelli, due vite all’insegna del «distinguersi». Fino a quella separazione aziendale, condotta in toni soft come vuole la buona educazione, che tuttavia sembra aver sancito proprio tutte queste differenze. Lo schivo, cauto, silenzioso Franco ha lasciato giusto quest’estate l’Olivetti del «grintoso» Carlo.
E adesso, la «differenza Germania». Opinioni affidate direttamente alla stampa. Le prime, quelle che parlano di «follia Bundesbank», portano la firma di Carlo De Benedetti (Espresso del 6 settembre). Le seconde sono scampoli di un intervento «Privatizzare subito per restare in Europa» — affidato dalla Stampa di ieri a Franco Debenedetti. Sulle diversità non ci sono dubbi. E tra i due fratelli, ormai. sembra esserci in comune solo il cognome. Anzi no: anche in quello c’è uno spazio di troppo sancito dal semplice «De» che Carlo ha staccato dal resto.

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