I conti di Ciampino del governo Prodi, dalle morti bianche alla lista Liechtenstein

marzo 8, 2008


Pubblicato In: Giornali, Il Riformista

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Simboli. Ultimi fuochi a Palazzo Chigi

I conti di Ciampino, come i non più giovanissimi ricorderanno, sono quelli fatti da Umberto II sulla scaletta dell’aereo che lo portava a Lisbona dopo il referendum. Mi sono venuti in mente a proposito degli ultimi provvedimenti del Governo Prodi: sembrano anche loro “conti”, conti che si vogliono regolare per non perder l’occasione di farsi ricordare come un Governo centralista, costruttivista, pregiudizialmente sospettoso verso i cittadini. Naturalmente cavalcando il populismo delle virtuose intenzioni, in modo che nessuno possa eccepire che si esorbiti dai limiti dell’ordinaria amministrazione.

Il primo di questi “conti” riguarda le dimissioni in bianco, cioè senza data, che alcuni datori di lavoro fanno firmare al lavoratore all’atto dell’assunzione. E’ uno dei tanti modi per aggirare la rigidità in uscita, l’art.18 tanto per intenderci: ma non è giusto che il lavoratore debba subire questo ricatto perché il legislatore non provvede a riforme che modulino la flessibilità. Questa prassi è un illecito odioso.
Cosa fa il nostro Governo? Quando il lavoratore vuole dimettersi, la sua controparte non è più il datore di lavoro, diventa la Pubblica Amministrazione, a cui dovrà comunicare la sua intenzione. Siccome siamo moderni, la comunicazione sarà telematica. Poco importa se i casi di dimissioni estorte siano dell’ordine di uno su centomila, e quindi che tale sia il rendimento dell’operazione: lo Stato deve educare, se il lavoratore non sa usare il computer o non ha il collegamento a internet, si faccia una cultura. Ci avete rotto con le politiche attive del lavoro? E noi la facciamo: o studi o devi continuare a lavorare dove sei.
Ci sono modi infinitamente meno costosi, per proteggere il lavoratore dal ricatto. Ad esempio l’istituto giuridico del “deferimento del giuramento”, sfidare la controparte a giurare: in 30 anni non si ha notizia di un datore di lavoro che abbia rischiato 3 anni di carcere per un falso giuramento. Quanto costava in meno fare una campagna mirata a avvocati e sindacalisti per far conoscere queste o simili forme di difesa?

Secondo: le morti bianche. Dai tempi di Verri e Beccaria si sa che, quando una norma è diffusamente disapplicata, non serve aumentare la pena. Ad Annozero di Santoro, giovedì (una puntata dove era presente anche Giulio Tremonti, da conservare in una videoteca su “televisione cattiva maestra”), Fausto Bertinotti ha detto che Confindustria, critica verso il provvedimento, ha “perso un’occasione per stare zitta”. Un messaggio per Guariniello e Caselli, essi pure critici? Bertinotti ci ha fatto risentire temi che riportano ad anni lontani: solo i lavoratori sanno, solo se prenderanno loro in mano l’organizzazione del lavoro e delle condizioni di sicurezza, si eviteranno le morti bianche. Invece, se il problema è la prevenzione, è su quella che bisogna agire: un Governo “continuista” poteva prendere di questa legge solo la parte che obbliga l’impresa alla valutazione preventiva del rischio. E lasciare ad un nuovo Governo la soluzione “radicale”: a pagare gli indennizzi, al posto dell’Inail (da vendere) siano compagnie di assicurazione in concorrenza tra loro, che si rivalgono sulle aziende, con premi variabili a seconda di come l’azienda provvede ad attuare prevenzioni adeguate al proprio rischio specifico.

Terzo: la lista dal Liechtenstein. Non sentire Guariniello sugli infortuni è (forse) umano; non sentire Veltroni sul fisco è diabolico. Il segretario del PD, prendendo le distanze dal metodo Visco e da Visco, ha dichiarato di voler cambiare quel tipo di rapporto con il contribuente, rovesciato la sua parola d’ordine, non lo ha ricandidato. Forse proprio tutto questo ha reso irrefrenabile il desiderio di un’ultima carica di cavalleria. Un Governo garantista, o etico nel senso vero, avrebbe non avrebbe accettato materiali provenienti dalla corruzione di un impiegato infedele, anche se compiuta da altri, non si sarebbe prestato a riciclare notizie di provenienza illegale. Un governo cerchiobottista avrebbe chiuso tutto in cassaforte, e con il pretesto di evitare strumentalizzazioni elettorali, avrebbe lasciato la patata calda a chi verrà. La concorrenza fiscale, e i paradisi fiscali che ne sono la forma estrema, è il solo modo per far capire ai Governi che non possono aumentare il prelievo fiscale a piacimento, ma che devono porre un limite alla loro voglia di spendere. Un Governo cauto avrebbe considerato che, se hai il record nazionale di prelievo fiscale, non devi “perdere l’occasione di stare zitto”: quanto a consensi, costa meno e rende di più di Calearo o della Bonino.
Chi ci consoce, già l’immagina cosa secondo noi dovrebbe fare il Governo che vorremmo; e anche il Governo che vorremmo un po’ meno. Dato che è quest’ultimo che i bookmaker per ora danno vincente, abbiamo esortato intellettuali, giuristi ed economisti ad essere disponibili ad “aiutare la destra”. Chi ha visto Annozero di giovedì, si sarà reso conto che questo compito sarebbe più improbo di quanto fosse dato immaginare.

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