Happy Birthday, Carlo

novembre 12, 2004


Pubblicato In: Giornali, Panorama


Due fratelli: dalla dritta del padre per non sprecare dentifricio ai 35 anni di lavoro insieme, alle carriere separate. Ma sempre dalla stessa parte della «barricata»

Ricordo che eravamo in maniche di camicia, doveva essere fine estate. Estate del 1944, sul balconcino che dava sulla Pilatusstrasse, a Lucerna, dove eravamo scappati nel novembre di un anno prima. Dopo ripetuti tentativi andati a vuoto, toccò ad un soldato della Armee di essere centrato da un tuo sputo. Era uno sputacchietto infantile, ma il milite non gradì. Snidato il cecchino, ebbe fornita sul campo la dimostrazione di come un padre italiano inculca il rispetto per le Forze Armate della Confederazione nei suoi figli. In entrambi i suoi figli.

Non è certo quella la ragione per cui ricordo così bene quella monellaggine. Ebbi a lungo il terrore, ovviamente irrazionale, che per quello avremmo potuto essere riaccompagnati alla frontiera, e subire la sorte di due nostri cugini, a cui invece era stato effettivamente negato il permesso di restare in Svizzera. Paura e sicurezza, uniti a formare il basso continuo di una vita peraltro serena. Sicurezza, come a Tribschen, meta di tante passeggiate sul lago, come nella Norimberga dei Maestri Cantori: “guardatevi dagli spettri e che nessuno spirito maligno turbi la vostra anima”. Paura mentre nel crepuscolo degli dei avvampavano norimberghe a Nord e a Sud di noi. Come mostravano le fotografie sulla Schweizerische Illustrierte.
Una vita serena e severa. Nostro padre che ordinava di tenere lo spazzolino da denti girato con le setole in basso, sopra il tubetto di dentifricio, per consumarne meno. Insegnamento meno raffinato, ma più potente del successivo “il n’y a pas de petit bénéfice”. (E non mi stupirei se anche a te, nel Pacifico sul tuo Itaska, o tra le nevi di St Moritz, ritirandoti dopo un Gran Vin de Latour, e un Cohiba robusto di Gérard, ritornasse in mente. A me, che ho smesso di fumare, succede quando mi levo una camicia di Turnbull & Asser; quelle preferite da John F. Kerry, ho letto; affinità, spero, non elettorali).

Quegli anni in Svizzera, 60 rotondi anni fa, e quelli successivi, la fabbrica ricostruita un pilastro per volta, e la fretta di andarci a lavorare, e il mai più ritrovato clima del miracolo economico, vissuto con la fiducia di quando eravamo giovani: credo che anche per te costituiscano il fondamento di tutto quello che é venuto dopo, e che abbiano contribuito alle tante cose esaltanti e importanti che hai fatto nella tua vita.

Abbiamo lavorato 35 anni insieme, poi le nostre vite hanno preso strade separate. (Scommetti che qualcuno ha subito pensato al cognome? Non sa, il maligno, che anche fratelli di nostro padre avevano preso a scriverlo staccato). Separate ma, a ben vedere, non tanto diverse. Io sto a sinistra (ho perfino preso la tessera dei DS), e tu pure. Io faccio politica da senatore, tu con altri … mezzi. Tu sei l’editore del giornale che parla alla sinistra che c’è, io scrivo in partibus infidelium della e alla sinistra che vorrei ci fosse. Tu possiedi il tempio della correttezza politica della sinistra, io cerco le porte su cui affiggere le mie tesi eterodosse. Oggi le posizioni si sono scambiate, sono io che mi concedo qualche monellaggine: come questa, di usare il settimanale del tuo concorrente editoriale, e mio avversario politico, per farti arrivare il mio augurio affettuoso per i tuoi 70 anni.

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