Festival del realismo

marzo 30, 2020


Pubblicato In: Audio/Video


Cosa vuol dire essere realisti davanti all’emergenza del coronavirus? Da mesi il Foglio aveva organizzato per il 28 marzo, a Milano, il Festival del Realismo. Doveva essere un’occasione di confronto tra economisti, politici, manager, rappresentanti delle istituzioni, collaboratori e giornalisti del Foglio sui temi dell’attualità politica ed economica e sulla sfide che attendono il nostro paese. L’emergenza coronavirus e le misure di lockdown decise dal governo hanno obbligato a cancellare l’evento pubblico. Da qui l’idea di trasformarlo in un “smart happening”. Due giornate di riflessione su quello che è l’Italia oggi e su quella che dovrà essere l’Italia del futuro. Gli ospiti sono intervenuti attraverso dei video.

Ecco tutti gli ospiti delle due giornate:

MARCO ALVERÀ ad Snam
SABINO CASSESE giudice emerito della Corte costituzionale
CARLO COTTARELLI economista
FRANCO DEBENEDETTI dirigente d’azienda e imprenditore
VERONICA DE ROMANIS economista
RODOLFO ERRORE presidente Sace
STEFANO FIRPO dirigente d’azienda ed ex direttore generale del Mise
ELSA FORNERO ex ministro del Lavoro
MARCO FORTIS economista
FRANCESCO GIAVAZZI economista
MAURIZIO MILANI comico
PIER CARLO PADOAN ex ministro dell’Economia
STEFANO PATUANELLI ministro dello Sviluppo economico
GIUSEPPE PROVENZANO ministro per il Sud
NICOLA ROSSI economista
CARLO STAGNARO direttore Osservatorio sull’economia digitale dell’Istituto Bruno Leoni
GUIDO TABELLINI economista
ANDREA TAVECCHIO libero professionista
IRENE TINAGLI presidente della Commissione per i problemi economici e monetari dell’Europarlamento
GIOVANNI TRIA ex ministro dell’Economia
PASQUALE TRIDICO presidente dell’Inps

Intervento di Franco Debenedetti

Ben venga il sostegno alle imprese, ma una nuova Iri no, grazie

“Serve uno stato che risarcisca i danni di guerra, non uno stato che approfitti dei danni fatti dalla guerra per sottrarre il controllo delle imprese ai legittimi proprietari”, dice l’imprenditore Franco Debenedetti. “Ci si preoccupa di scalate ostili dall’estero che approfittano della caduta del valore delle nostre aziende a causa del lockdown, ma la prima scalata ostile di cui preoccuparsi è quella dello stato, con l’aggravante che in questo caso il beneficiario sarebbe lo stesso ente che quel lockdown lo ha imposto. E dunque si, ben venga il sostegno alle imprese, le garanzie sui prestiti bancari: tutto quello che serve. Ma una nuova Iri, o cose simili, no, vi prego. Il coronavirus di danni ne ha già fatti abbastanza”. Insomma, Debendetti vede, tra gli altri, un pericolo: “Il pericolo, cioè, che qualcuno voglia approfittare della situazione per rovesciare il tavolo e cambiare radicalmente il rapporto tra proprietà privata e potere pubblico. Mariana Mazzucato dice che il governo ha il coltello dalla parte del manico. Maurizio Landini aggiunge che bisogna ricostruire i rapporti che mettono l’uomo e il lavoro al centro, qualsiasi cosa significhi. Serpeggia insomma l’idea che se un’impresa ha bisogno di liquidità dallo stato, lo stato si fa dare in cambio una partecipazione al suo capitale oppure la nazionalizza. E si citano, a supporto di questa teoria, i casi americani. Ma negli Usa, quando il governo nazionalizza, poi ne esce il prima possibile, perché lì è il paese che non tollera lo stato imprenditore”

Guarda qui tutti gli interventi.

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