E se Brexit servisse per cambiare l’Italicum?

luglio 2, 2016


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio


Al direttore.

Il sentimento negativo sul referendum è dovuto soprattutto all’Italicum: non potendo votarci contro, gli elettori si rifaranno su Senato e Titolo V. Ma col prevalere del No si aprirebbe un percorso pressoché obbligato: il Senato resterebbe con la legge elettorale proporzionale di prima del 1993, la Camera avrebbe l’Italicum maggioritario della discordia. Renzi, se battuto, si dimette; Mattarella, constatato che due Camere elette con due sistemi elettorali opposti sono a cronico rischio di ingovernabilità, incarica il presidente del Senato di formare un governo che vari una legge al posto dell’Italicum. Che fatalmente sarà il proporzionale puro dettato dalla Corte costituzionale nel 2013: il Consultellum. Leggi proporzionali in generale non producono governi stabili, con l’attuale quadro politico l’instabilità sarebbe una certezza. E di conseguenza il crollo di fiducia dei mercati. Però Renzi non vuole sentir parlare di modificare l’Italicum, e non gli si può dar torto: sarebbe manifestazione di debolezza, ed è dubbio se cambiando guadagnerebbe più voti di quelli che perde.

E qui la Brexit gli viene in aiuto. Cameron ha dichiarato che si dimetterà, ma solo quando il processo di uscita dall’Unione sarà stato avviato; Renzi dirà che, sconfitto al referendum, rimarrà al suo posto per fare approvare una legge elettorale che elimini la disparità. Ma soprattutto perché la Brexit ha modificato il quadro politico: Matteo Salvini, con le sue tirate antieuropee, ha diviso la Lega, Maroni e Zaia non lo seguono, Va rese è perduta: Grillo si limita a chiedere un’Europa più trasparente, e un euro che non appartenga solo alle banche; Berlusconi ha parlato di “rifare l’Europa” unione di economie e di valori. E allora perché rischiare che sia un governo sconfitto e praticamente dimissionario a fare approvare una riforma così importante? La lezione della Brexit è che i processi vanno guidati: se vale per rifare l’Europa, perché non dovrebbe valere per rifare una legge?

Renzi si trova in mano le carte per scompaginare il gioco: annuncia che in questi mesi prima del referendum metterà in sicurezza il sistema con una legge elettorale per la Camera e una per il Senato, quest’ultima di salvaguardia, destinata a entrare in vigore solo nel caso che sia respinta la modifica del Senato.
Mantenendo le condizioni poste da Renzi fin dall’inizio: dar luogo a governi stabili, consentire alla gente di sapere lunedì sera da chi verrà governata.

Invece della pecetta di un emendamento, la ricostruzione di un disegno politico. La Brexit ha creato le condizioni in cui riallacciare le intese da cui era nato l’Italicum. E’ proprio fantapolitica immaginare che i rapporti interrotti con l’elezione di Mattarella si ricompattino su un Mattarellum, una legge maggioritaria uninominale di collegio a doppio turno, possibilmente senza la quota proporzionale?

La risposta del Direttore
Il ragionamento fila e c’è chi la pensa così in Parlamento.Dalla sua lettera, lineare e chiara, emerge però un dettaglio ulteriore: lo scenario politico che si avrebbe nel caso di un no al referendum. Non si andrebbe a votare.Ci sarebbe un nuovo governo per il tempo necessario a rifare la legge elettorale.
Dico: ma se lo immagina lei un governo Bersani-Brunetta?

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