Debenedetti: dietro la mossa del Pd si profila lo scontro tra Renzi e Letta

ottobre 8, 2013


Pubblicato In: Varie


intervista di Nando Santonastaso

Non è un caso, dice Franco Debenedetti, ingegnere, già senatore DS, ora presidente dell’Istituto Bruno Leoni, se lo scontro politico sull’Imu ha ripreso vigore ora che è iniziato l’iter della decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi e il governo si è rafforzato. «Perché non so se è finito o meno un ventennio, come sostiene il premier Letta, ma è un dato di fatto che la fisionimia politica dell’esecutivo ne è uscita modificata. E questo genera tensioni.


Vuol dire che insistere come fa il Pd sull’esigenza di far pagare l’Imu al di sopra della soglia catastale di 750 euro ha una valenza più politica che economica?
«La sconfitta politica di Berlusconi è un evento con effetti asimmetrici sulle forze che sostengono il governo. Per la destra è stato sconquasso tremendo, epocale. Al Pd non è successo nulla che direttamente lo modifichi. Quindi si affretta a passare all’incasso: l’Imu era stata una vittoria di Berlusconi che così aveva dimostrato che lui è il solo capace di ridurre le tasse? Al Pd quella scelta era andata di traverso, sosteneva che era sbagliata e ingiusta. E vuol dimostrare ai suoi elettori che la fa correggere: appena può.»

Cinismo politico o cosa?
«Non cinismo, normale lotta politica. Mi diceva Bruno Visentini, il bello della politica è che si prendono ma anche si dànno. Ma c’è forse una spiegazione più politica dietro questa posizione dei Democratici».

Si spieghi.
«Tra Letta e Renzi al momento tutto pare chiaro: hanno quasi sottoscritto un patto di non belligeranza, il sindaco di Firenze correrà per la segreteria del Pd, Letta governerà fino al 2015. Ma quale sarà il profilo politico del suo governo? Mica Letta si sognerà di avere un disegno centrista? Ora Renzi e Letta sono naturaliter antagonisti, nella sinistra italiana i due galli nel pollaio sono un fatto quasi fisiologico. Letta proviene dal mondo cattolico, le radici cattoliche di Renzi sono più remote: ma è logico che Renzi, se vuol fare il segretario, si unisca a quanti nel PD vedono un disegno centrista come un pericolo mortale. E quindi attaccano Letta usando un tema proprio di tutte le sinistre del mondo, la redistribuzione della ricchezza con le tasse.»

Così il Pd rischia però di alienarsi le simpatie di quella componente moderata, molto rappresentata nel ceto medio, che rimane decisiva per il consenso elettorale.
«Prima di tutto viene il problema di definire la propria identità politica. L’uscita di Berlusconi dalla politica, almeno da quella attiva, modifica l’identità e la strategia di un partito per cui l’antiberlusconismo era un tema portante e unificante. Modifica certo meno radicale che non la destra, ma c’è e si fa sentire fin d’ora. Paradossalmente al momento, a parte le dimissioni dell’ex sottosegretario Biancofiore, la cosa più stabile è il governo, la battaglia per la fiducia l’ha ricompattato. Eugenio Scalfari nell’editoriale di domenica era chiarissimo: il caimano può colpire ancora, vietato abbassare la guardia. E Zagrebelsky oggi ribadisce che il berlusconismo non scompare solo perché non c’è più Berlusconi, perché il Cavaliere ha iniettato il suo morbo nella società. Finirà col berlusconismo categoria dello spirito.»

E questo cosa comporterà negli equilibri politici a medio termine?
La sinistra, se vorrà governare questo Paese, dovrà trovare altre basi per la sua strategia: l’antiberlusconismo le ha già fatto danni abbastanza. La destra dovrà ricostruire la sua struttura. Anzi costruirla, una struttura di partito non l’ha mai veramente avuta. Ma a volte è più facile costruire che ristrutturare.»

Rischiano di non trovare più una casa i moderati di sinistra e di destra? Sarà il governo Letta a rappresentarli?
«Certo che il governo Letta non è estremista. Ma i moderati ci saranno ed avranno il loro posto sia a destra che a sinistra. I moderati non sono una scomoda presenza di cui tener conto, sono una risorsa essenziale, per la destra come per la sinistra.»
C’è qualcuno che ipotizza il ritorno alla Democrazia Cristiana…
«Le resurrezioni in politica sono metafore: argomenti retorici allusivi, impossibile prenderli alla lettera».

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