Darwin, sfida ai credenti

giugno 17, 2005


Pubblicato In: Articoli Correlati

di Luigi Dell’aglio

Sta per riaprirsi una larga e animata discussione su evoluzionismo e creazione, disputa che sempre più accende animi e intelletti sui due fronti. I credenti accettano, in linea di massima, l’evoluzione (sono soprattutto gli evangelici a recalcitrare) ma, tra credenti e naturalisti neo-darwiniani è scontro su quanto c’è a monte dell’evoluzione. Su questo tema si “riscalderà” il nascente dialogo tra scienza e fede. In tutto il mondo, si pubblicano già agguerriti saggi sulla materia. Affiorano aspetti della questione abbastanza sconosciuti al grande pubblico. In Italia esce oggi nelle librerie uno studio dal titolo Dio e Darwin, edito da Donzelli, in cui il filosofo della scienza Orlando Franceschelli “apre” ai credenti.

La teoria dell’evoluzione non deve essere percepita come una forzatura dai credenti, e per larga parte non lo è: questa la tesi dell’autore. Franceschelli passa in rassegna le posizioni dei principali protagonisti della disputa: fautori del creazionismo che rifiutano l’evoluzione, darwiniani o neodarwiniani, e soprattutto “teisti evoluzionisti”, come li chiama, sui quali si sofferma ampiamente. L’autore vuole descrivere in profondità quella componente del fronte dei credenti che, cercando di immaginare com’è il Dio artefice di un mondo in evoluzione, concepisce il creatore in modo nuovo. E questa posizione affascina Franceschelli: l’evoluzione, nella sua complessità, può apparire un processo di straordinario interesse soprattutto perché induce alcuni pensatori a una riflessione sempre più ricca sul Dio creatore. L’autore premette che la Chiesa ha riconosciuto alla teoria dell’evoluzione un fondamento scientifico. Ma – come ha affermato il Papa nell’omelia di inizio del pontificato, ricorda Franceschelli – l’uomo non può essere considerato «un prodotto – casuale e senza senso – dell’evoluzione. Perché è voluto e amato da Dio». Del resto, «la Chiesa cattolica», scrive Franceschelli, «ha ribadito ufficialmente che l’evoluzione va intesa non in termini naturalistico-darwiniani ma come cammino della Creazione, secondo il disegno della infinita bontà, sapienza e potenza di Dio». Il darwinismo svolge un ruolo «che è quasi più importante per i credenti che per i non credenti», rileva l’autore del libro. «Darwin ha fatto un dono alla teologia, ricordandole la vulnerabilità cui si trova esposto perfino Dio. Se è vero che l’evoluzione è il processo attraverso il quale si realizza la promessa di Dio (nonostante sofferenze e sprechi che l’evoluzione dissemina lungo il suo cammino), dobbiamo immaginare un Deus Creator et Evolutor. Cioè un Dio che, per amore, decide di creare, contraendo la propria presenza e la propria potenza. Fino a concedere alla sua stessa creazione l’autonomia evolutiva, segnata persino dalla pura casualità». Franceschelli ricorda che «la contrazione del potere divino nella creatio ex amore» è concetto antico. Questo filone di pensiero ha portato a immaginare che Dio abbia quasi «rinunciato a intervenire» e che la creazione sia ormai «affidata alla responsabilità dell’uomo». Ne viene fuori un Dio, che risulta «il più laico e il meno riconducibile a idolo». Questo vuol dire, per Franceschelli, «ripensare l’antropologia su basi evolutive», «senza smarrire la consapevolezza delle vere e proprie ferite senza redenzione, di fronte alle quali ci mette un’evoluzione senza creatore». La presenza del male nel mondo è stata un problema anche nella riflessione di Darwin. Quest’uomo che «da aspirante pastore e prete di campagna, desideroso di scrutare la creazione di Dio nella serena beatitudine del giardino di una canonica, si trasformò in “cappellano del diavolo”». Del dolore, Darwin fece un’esperienza personale durissima: gli morì la figlioletta Annie di nove anni. Franceschelli cita poi Dietrich Bonhoeffer: «Dobbiamo saper cercare e trovare Dio anche in una realtà privata della presenza di Dio; cioè in ciò che conosciamo, non in ciò che non conosciamo». Nel dia logo in corso, scienza, filosofia e fede si parleranno ma senza rinunciare alle proprie idee fondamentali. Questa prospettiva sembra dare una delusione a Franceschelli il quale teme che il credente «si limiti a ribadire le proprie verità di fede». L’autore lamenta l’esistenza di una asimmetria tra fede nella creazione e coscienza moderna: la Chiesa «concede troppo poco al naturalismo darwiniano o postdarwiniano, e lo condanna al relativismo nichilista». Una posizione su cui discutere (come evidenziato dall’intervista al il teologo Giuseppe Tanzella-Nitti qui a fianco): i credenti dicono sì al dialogo ma senza venire a patti sulla propria fede.

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