Dare un partito a Debenedetti? La mia risposta a Travaglio

luglio 16, 2002


Pubblicato In: Giornali, La Repubblica

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La risposta all’articolo di Marco Travaglio (La Repubblica – 13 luglio 2002)

Caro Direttore,

“Date un partito a Debenedetti”, chiede Marco Travaglio (Stoccata e fuga, La Repubblica del 13 Luglio). Il partito a cui sono iscritto c’è, sono i DS. Non c’è, formalmente come partito, l’Ulivo, nel cui nome ho conquistato il seggio al Senato.
C’è invece lo spazio per il partito di una sinistra moderna, che governi il Paese guardando alle libertà e agli interessi degli individui.

Lo sostengo da otto anni, parlando, scrivendo, votando: e apertamente “avversando” chi, invece, blocca la sinistra su posizioni perdenti, e difende il passato in nome dei “valori”. Senza che nessuno debba “arrossire” e tanto meno “vergognarsi”, perché la lotta politica non si fa a colpi di scomuniche.
Non riesce a capirlo chi, come Marco Travaglio, vuole sedurre la sinistra col miraggio di scorciatoie: vincere con i giudici anziché con gli elettori, con le sentenze anziché con i voti.

Cordialmente

Franco Debenedetti

Alla mia replica, Travaglio ha voluto ribattere:

Pensavo che la sinistra perdente fosse quella che ha perso tutte le elezioni degli ultimi tre anni: quella «moderna» e senza troppi «valori», quella i cui leader (diversamente che in Francia) sono rimasti perlopiù al loro posto.
Fra questi leader, non mi pare ci fosse Cofferati. Anzi, quei leader sono gli stessi che oggi passano il loro tempo a fargli la guerra. Il senatore Franco Debenedetti è ovviamente liberissimo di definire il leader della Cgil «il nostro vero avversario» e di magnificare i trionfi del governo Berlusconi dalle colonne dei giornali di proprietà di Berlusconi.
Forse, se l’avesse detto in campagna elettorale, gli elettori si sarebbero potuti regolare un po’ meglio. Nell’ultima campagna, invece, ricordo il senatore Debenedetti sgomitante al cinema Eliseo, all’assemblea di Giustizia e Libertà, per aggiudicarsi la poltrona di fianco ad Alessandro Galante Garrone. E poi spellarsi le mani a ogni «scomunica» anti-Berlusconi e a ogni intervento in difesa dei giudici, delle sentenze e financo — perdoni il termine — dei «valori».

Che il libellista Travaglio fosse fazioso, già si sapeva. Ora ho la prova che lo é anche il Travaglio cronista.

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