Critica al “Teorema dell’anno 2013″, per ora non lo si vede

marzo 6, 2012


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio


Ma è poi dimostrabile il “Teorema dell’anno 2013” (Il Foglio di venerdì)? Nel senso che nella tabellina gli obbiettivi della colonna di destra siano stati comuni a tutti, da Berlusconi a Prodi, da Tremonti (perché dimenticarlo?) a Padoa Schioppa, e che a farli deragliare siano state le ali estreme?

Sostenere che sono stati gli estremismi a impedire di liberalizzare le professioni (a ben vedere anche i taxi), o di privatizzare le Poste, si può solo a patto di allargare i confini dell’estremismo a comprendere tutte le corporazioni che di volta in volta si oppongono a chi prova a intaccare le loro rendite. Ci sono (stati) gli estremismi ideologici: ma quando la neoplasia dell’antiberlusconismo (e lo sfruttamento dell’anticomunismo) saranno diventati reperti storici, rimarranno posizioni identitarie, con la loro storia e la loro dignità. Perché gli obbiettivi siano “comuni a tutti” bisogna spostare gli orizzonti degli interessi ed ampliare i confini delle identità. Lo si chiami progetto o visione o capacità di prospettare il futuro, questo è ciò che è mancato. Chiederlo a Monti sarebbe ingeneroso. Monti riesce, nella misura in cui riesce e finché riesce, a imporre qualcosa della “colonna di destra” grazie all’eterno vincolo estero, la paura che ha fatto la Grecia ai mercati, agli altri Paesi d’Europa: e quindi anche a noi. Ma in assenza di questa visione, l’ipotesi, auspicabile, della “ridislocazione” mi sembra debolmente fondata.

La risposta di Giuliano Ferrara
Rispetto il nobile dissenso, ma Tremonti era ricordato con fair play (non l’antifascista che odia la finanza). Michele Salvati sta invece con la nostra ipotesi. Si discuta.

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Il teorema dell’anno 2013
di Giuliano Ferrara – Il Foglio, 03 marzo 2012

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