Chi ha visto le privatizzazioni?

dicembre 7, 2011


Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore


La vendita anche di piccoli cespiti avrebbe un alto valore simbolico

Le privatizzazioni fanno parte delle misure per il risanamento o di quelle per la crescita? La domanda è intenzionalmente provocatoria, vuole mettere in evidenza la gande assente nella manovra dal Governo: neppure una privatizzazione a bilanciare imposte e tagli. Provocatoria anche di una riflessione più generale: il fatto cioè che le privatizzazioni siano considerate un sacrificio nelle emergenze, e non una strategia per la crescita, un modo di stimolare l’economia restituendo attività in monopolio pubblico all’iniziativa privata e al vincolo della concorrenza.

Il Governo Monti aveva un’occasione straordinaria: sul piano di cultura politica, ribaltare il ruolo ereditato da governi di più tiepida fede liberale; su quello economico, mettere sul piatto vuoto della crescita una proposta ottimista a compensare gli effetti recessivi delle imposte; e su quello dell’efficienza, eliminare i costi, politici ed economici, dei fenomeni di corruzione nelle aziende pubbliche che hanno riempito le cronache.

Vogliamo mettere l’effetto che avrebbe la notizia, in sé minima, che il Governo ha deciso di vendere due società come ENAV e SOGEI? Spiegando che non si tratta di “rappresaglia” per i fenomeni di corruzione che in quelle aziende si sono verificati, ma della considerazione che, dovendoci por mano, non si è trovato nessun valido motivo per perdere tempo con bisturi e antibiotici solo per tenerle a controllo pubblico. L’ENAV gestisce un servizio di grande responsabilità, il controllo del traffico aereo: c’è qualche ragione per cui le persone che siedono davanti agli schermi radar dovrebbero essere più affidabili se é lo stato invece che un privato l’azionista di controllo della società in cui lavorano? Oltretutto la qualità del servizio è verificata quotidianamente dalle migliaia di piloti che viaggiando per i cieli paragonano i servizi dei vari Paesi che sorvolano. Senza dimenticare il significato simbolico: i decenni del grande sviluppo USA iniziarono proprio con la vittoriosa battaglia di Reagan contro i ricatti dei controllori di volo.

Ragionamento analogo per SOGEI, la società del Tesoro per il trattamento dei dati fiscali. Dati delicati e riservati: ma perché mai la privacy dei documenti dovrebbe essere più garantita se gli operatori che vi hanno accesso sono dipendenti dello stato invece che di un’impresa privata? Al contrario: nel caso di violazione delle regole, è più facile che per il proprio dipendente infedele risponda, penalmente e civilmente, la Pubblica Amministrazione o un’azienda privata? Tant’è che il trattamento dei dati del fisco in Inghilterra da 20 anni è dato in outsourcing a società specializzate.

Ci sarebbero colpi con cui il Governo potrebbe sparigliare le carte: tra tutti, privatizzare le Poste. Un atto che solo una pigra abitudine fa apparire coraggioso: quale mezzo migliore per far capire a italiani e stranieri che il Paese sta cambiando marcia? Non il solito pateracchio pubblico-privato, ma la vendita di tutta l’azienda, di quello che c’è nei settori che già occupa – la consegna di lettere e la banca – e di quello che ci potrebbe essere in quelli dove vuole entrare, per fare da pubblico concorrenza ai privati, cioè la telefonia. Si risolverebbe così il paradosso di un’azienda le cui parti operano in settori privatizzati – per le lettere c’è internet, per i pacchi una mezza dozzina di corrieri, le banche sono tutte private – ma il loro insieme continua a restare pubblico.

“Vendete anche i bonsai di stato” era il titolo del primo articolo che scrissi, 20 anni fa, per il Sole: rispetto ad allora, dei macrosettori delle partecipazioni statali sono rimasti quasi solo più il gas, l’elettricità, gli elicotteri. Ma al loro interno esistono, oggi come allora, “decine di aziende minori che svolgono attività non centrali, ma che di fatto sottraggono spazio al mercato e all’iniziativa privata: perché non fare un inventario di tutte le aziende o rami d’azienda che potrebbero essere isolati e venduti?” Questo sì che sarebbe il colpo d’ala, chiamare gli investitori, italiani e stranieri a investire in attività industriali di questo Paese: altro che appelli a “sacrificarsi” per comperare il debito pubblico! Comperare azioni di aziende vere, di cui si sa che cosa fanno: altro che obbligazioni emesse da fumose “società veicolo”, (come si è letto in questi giorni) in cui si mette di tutto, immobili e partecipazioni, di stato e dei comuni, ennesimo marchingegno perché tutto gattopardescamente rimanga com’è!

Il Governo Monti é intento alla fatica di tracciare solchi diritti in campi già arati in tutte le direzioni, e disseminati di sassi: le pensioni, l’IRAP, i costi della politica, gli ordini professionali. Perché non sorprendere tutti con un atto di ottimismo verso il mercato?

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