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→  febbraio 1, 1993


Li chiamavano “scatole da scarpe”: erano grattacieli, i templi delle grandi corporations americane. Vertiginosamente alti, le modanature verticali a sottolinearne lo slancio ascensionale. Arditi, eppure solidi. Ma soprattutto monolitici, come monolitica era l’organizzazione che racchiudevano; organizzazione verticale, da salire piano dopo piano, nell’ambizione di “make it to the top”. Autosufficienti: tutto è dentro l’organizzazione, tutto il sapere e tutto il potere di decidere: quali prodotti fare, come venderli. Pareti riflettenti; da dentro si vede il mondo, ma il mondo, il mercato resta fuori: il mercato è una realtà che si può studiare, che si può conoscere ma che resta fuori dall’azienda. L’azienda ed il mercato sono due mondi distinti, il mercato è l’altro da sé. Le decisioni, soprattutto quelle del giorno per giorno, riguardavano essenzialmente la fabbricazione, erano basate sulle conoscenze che al palazzo arrivavano dalle fabbriche, ‘su ciò clic si riteneva di sapere sui costi di produzione.

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→  gennaio 1, 1993


L’uomo è Oleg Mihailovic Scimanov, il business sono i biscotti. L’azienda che Schimanov dirige si chiama Bolshevik, e sarà, così pare, la prima azienda russa ad essere privatizzata. Già il complesso industriale è un pezzo di storia russa: la crescita di Mosca ha inglobato l’imponente gruppo di edifici, costruito 140 anni fa: ora si trovano in piena città, lungo una delle grandi arterie di scorrimento. La fabbrica occupa oltre 2000 persone, che producono quasi 300 tonnellate al giorno di biscotti, crackers e dolci.

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