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→  ottobre 27, 1992


Sul fronte delle privatizzazioni, grande e’ la confusione. Dopo un periodo fervido di spunti e proposte, ora alcune operazioni dimostrative ( Credit e Nuovo Pignone) si snodano tra incertezze ed ambiguita; passa l’incredibile operazione STET-Finsiel; il disastro EFIM aggiunge ulteriori elementi di complicazione. Alla rottura dell’attuale equilibrio si oppone il blocco politico-sindacale su cui esso si regge; forse perfino una parte dell’imprenditoria privata ha tiepidi interessi, in momenti cosi’ difficili.
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→  ottobre 23, 1992


«Delitto Lima: una luce su antichi sospetti». Anche in questo caso, alla fine si incomincia ad avere una (provvisoria) conferma di quanto da tempo sospettavamo. Si ripensa a Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, tutti quelli che sono morti perché cercavano le prove di quello che avevano capito. Questo non è dunque un Paese in cui alla fine qualche matassa non venga dipanata, qualche nodo non venga sciolto: ma perché così tardi, perché a così caro prezzo?

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→  ottobre 2, 1992


Carlo attacca sull’«Espresso» le follie della Bundesbank, Franco sulla «Stampa» lo contraddice

Carlo parla di «follie della Bundesbank», chiede l’uscita del marco dallo Sme, invita l’Europa a «non farsi strozzare da quella politica dei tassi che appare suicida per la stessa Germania». Morire per Dresda? Assolutamente no. Franco, il fratello, è di diverso avviso. Certo, dice, «adesso temiamo di morire per Dresda». Ma noi italiani, avverte, quei tre punti in più nel differenziale dei tassi d’interesse reali «non li dobbiamo alla Bundesbank»: alla fine è in gran parte colpa nostra. E poi sì, «i rischi derivati dalla politica tedesca di finanziare la ricostruzione dell’Est» ci sono, eccome. Ma non dimentichiamo nemmeno, per favore, che «già nel ’92 un terzo della crescita dei Paesi Cee dovrebbe derivare dagli investimenti tedeschi all’Est».

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→  ottobre 1, 1992


«Perché voi italiani siete così a favore di Maastricht?» mi chiedeva diversi mesi fa un industriale francese.
Già, perché non occorre andare indietro di parecchi mesi, ma solo di qualche settimana: «a Maastricht, a Maastricht!» era l’invocazione generale. «Righiamo di perdere l’appuntamento di Maastricht», era la minaccia incombente. D’accordo, la lettura del trattato pare sia un’impresa scoraggiante anche per gli specialisti, ma non mi pare fuori luogo chiederci perché solo oggi vi ravvisiamo difetti. E’ colpa della svalutazione? Dobbiamo pensare che le famigerate forze della speculazione, oltre ad avere il merito di far funziona-re i mercati, hanno anche quello di far capire i trattati?

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→  agosto 14, 1992


Noi viviamo la situazione paradossale in cui il capitalismo, che ha a suo fondamento il mercato e la concorrenza, si trova oggi di fatto senza concorrenti. Riconoscerlo mi sembra cosa assai diversa dal dire (Gianni Vattimo su La Stampa del 9 agosto) che il capitalismo è senza alternative.

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→  luglio 22, 1992


Dopo la manovra. Sono molte le aziende pubbliche che possono essere dismesse.

I commenti e le opinioni che, numerosi e autorevoli, sono stati espressi sullo storico evento delle privatizzazionisi sono prevalentemente concentrati (e divisi) sulla reale intenzione della manovra, sulla struttura tecnica ideata per realizzarla, sugli strumenti finanziari con cui attuarla, sulla questione del 51 per cento. Mi sembra tuttavia che alla passione con cui si discute su come realizzare il processo, non corrisponda un pari approfondimento del perchè farlo.

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