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→  luglio 7, 1996


Di fronte alla incredibile sparata sul matrimonio Rai-Stet di cui si è parlato al convegno Telecom di Napoli, si capisce l’imbarazzo di Maccanico: «Non sono cose che deve fare un Ministro», ha osser­vato il titolare del dicastero delle Poste.
Le due aziende di stato, Stet e Rai, tentano, fondendosi, di su­blimare a un livello più elevato di complessità normativa e azien­dale i problemi che stanno loro di fronte: la Raí per le richieste di pluralismo e di una progressiva privatizzazione; la Stet per la sfida della liberalizzazione dei servizi imposta da Bruxelles e la necessa­ria conseguenza di accettare regole asimmetriche.

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→  luglio 6, 1996


Numerose sono le voci che si sono levate a esprimere la preoccu­pazione per l’invasione dei turisti che il Giubileo porterà a Roma. Alberto Arbasino ha ma­nifestato il proposito di fuggire, prendendosi una lunga vacanza sabbatica. Paolo Baratta ha elabo­rato, ed Eugenio Scalfari ha diffu­so, un progetto per incanalare le turbe, in ricordo di quando a Ro­ma ci si recava in pellegrinaggio, su itinerari pedonali, mediante opere provvisorie che, come il teatro insegna, possono essere di gran­de fascino. Per spostarsi a piedi, aggiungo io, dovrebbero trovare il centro di Roma libero da macchi­ne: renderlo tale permanentemen­te, dopo averlo sperimentato per un anno. sarebbe il miglior risulta­to del Giubileo per Roma.

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→  luglio 2, 1996


Tre fatti avvenuti negli ultimi giorni aiutano a comprendere la discussione in corso all’interno della maggioranza, sulla politica del Governo.
L’impressione, ascoltando D’Alema, è stata quella di una comprensibile soddisfazione – per i risultati europei che il Paese può conseguire – accompagnata però dal peso che ancora continua a esercitare una difficile eredità del passato.

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→  giugno 23, 1996


Ai nuovi governi, negli altri Paesi, si concedono i conto giorni di lima di miele; ai nostri si concede un solo colpo in canna: i loro primi atti ne marca­no successi o insuccessi, fortune o disgrazie. Differenza cui non è probabilmente estranea la trasversalità di certi temi rispetto agli schieramenti politici, con le forze liberalizzatrici disperse tra pds e fi, quelle centrastico-con­servatrici arroccate in rc e an. Così è stato per Amato e Ciampi, che riuscirono tirando bene li pri­mo colpo. Così accadde a Berlu­sconi, che lo fallì nello scontro tra entusiasmi da campagna eletto­rale e realtà sociale del Paese. Così fu per il governo Dini, mar­cato sul nascere dall’obbiettivo di annacquare il progetto di riforma pensionistica. Quanto al governo Prodi, è un governo politico con maggioranza politica, ma la rego­la – Maastricht in vista – vale anche per lui.

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→  giugno 18, 1996


Al convegno di Cernobbio l’intenzio­ne manifesta degli ambien­ti imprenditoriali è stata quella di mandare un se­gnale molto preciso al go­verno Prodi. A poche ore dalla presentazione in con­siglio dei Ministri della ma­novra correttiva, premessa alla finanziaria che il gover­no si è impegnato a far conoscere nelle sue linee ge­nerali entro luglio; a pochi giorni dalla conferenza di Firenze, chiamata a ratifi­care gli ultimi indirizzi con­cordati in sede Ecofin, il se­gnale più preciso è stato quello di fare presto: “I gra­dualismi non pagano”.

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→  maggio 31, 1996


«Quantum mutatus ab illo» vien da esclama­re leggendo le considerazioni di Stefano Pecori, con­sigliere comunale di San Giulia­no Terme (Pisa) “Sulle reti cabla­te sfida dei Comuni” (si veda «Il Sole-24 Ore» del 27 maggio). Al­la base del disegno di legge che avevo presentato nella scorsa le­gislatura e che, opportunamente aggiornato, intendo riproporre, sta infatti l’idea che i Comuni possano mettere a gara il diritto di cablare il loro territorio, di­ventando cosi protagonisti della rivoluzione tecnologica e di con­sumi conseguenti all’impiego di reti a larga banda. Mentre ora si legge che i Comuni, anziché rivendicare il ruolo di “dominus”, dovrebbero accontentarsi di un “potere di condizionamento”, per “evitare l’uso distorto a fini pre­valentemente commerciali” o “definire accordi di programma che prevedano l’applicazione di una tassa ridotta a condizione che i servizi non a fine di lucro abbiano allaccio gratuito”.

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