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→  maggio 10, 2005

10 Maggio 2005
Tra la fine dell’incarico in un’Autorità di regolazione e l’inizio in un’altra deve passare un congruo lasso di tempo: è quanto sostiene il sen. Franco Debenedetti in un ddl presentato in Senato. Quanto già oggi è prescritto per il passaggio dall’attività presso un’Autorità regolatrice all’impiego presso un’impresa regolata, deve valere anche nel passaggio tra un’Autorità e un’altra. Infatti, oltre al pericolo di “cattura” da parte del mercato, bisogna scongiurare anche quello di “cattura” da parte del Governo. Con la mia iniziativa intendo anche sottolineare, di fronte a propositi manifestati dal Governo, la necessità di rafforzare indipendenza e poteri delle Autorità di regolazione e controllo – della concorrenza, della Borsa, dell’elettricità, delle comunicazioni – strumenti insostituibili di tutela della libertà di imprenditori e consumatori.

→  maggio 7, 2005

di Nicoletta Tiliacos

Che Darwin continui a far notizia non è, in verità, una notizia: è così almeno dai tempi in cui Marx ed Engels, nei loro carteggi, discutevano le teorie contenute nell’”Origine delle specie”. Solo per limitarci alle ultime settimane, il presidente George W. Bush ha ribadito il suo proposito di accordare pari dignità, nell’insegnamento, all’evoluzionismo e alla teoria del “disegno intelligente” del Creatore, il cardinale austriaco Christoph Schönborn, che pure non nega fondamento alla teoria dell’evoluzione, ha ribadito al New York Times il suo rifiuto delle idee di casualità e di selezione naturale, “incompatibili con la fede” (vedi il Foglio del 13/07/05), e alle “evolution wars” Time ha dedicato la sua ultima copertina.

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DDL

→  aprile 28, 2005

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore DEBENEDETTI

Comunicato alla Presidenza il 28 Aprile 2005

Disposizioni in materia di incompatibilità dei componenti delle Autorità indipendenti e della Consob

Onorevoli Senatori. Le leggi istitutive delle Autorità indipendenti prevedono che i loro componenti, scaduti i loro mandati, non possano, per un certo periodo di tempo, assumere incarichi in attività che si collochino nell’ambito di quelle regolate o controllate dalle Autorità medesime.
Si ravvisa l’opportunità di estendere tale divieto anche al passaggio ad altre Autorità. Infatti se si estendesse la prassi di passaggi da una Autorità all’altra, finirebbe per costituirsi una sorta di percorso professionale all’interno di Autorità, un tacito, ma non per queste meno grottesco, albo di commissari di Autorità.
In tal modo si perderebbe l’apporto di nuove e diverse competenze e con esse il più pronto recepire le novità prodotte nel mercato dalla concorrenza, a favore di una uniforme cultura “ministeriale”, proprio quella a cui si volle che le Autorità si contrapponessero, e rispetto alla quale si voleva che innovassero.
Le ragioni con le quali si giustifica il passaggio tra un’Autorità all’altra sono contraddittorie con gli obiettivi che le Autorità si propongono. Se infatti la ragione per consentirle si basa su una generica idoneità a regolare, vorrebbe dire che essa viene fatta prevalere rispetto alla specifica competenza, essa pure requisito di idoneità alla carica. Se invece si basa su esperienze specifiche, utili sia nel vecchio sia nel nuovo incarico, il passaggio da un’Autorità all’altra diventa di fatto elusivo del divieto di reincarico.
Le incompatibilità furono previste allo scopo di evitare il pericolo di “cattura” delle Autorità da parte del mercato. Se non si impedisce il passaggio da un’Autorità all’altra, si prefigura il pericolo di “cattura” da parte del governo o della maggioranza per le nomine ad essi spettanti. E’ per evitare questo pericolo che gli incarichi sono normalmente non rinnovabili: quella prevista dalla presente legge è quindi una interpretazione volta ad eliminare una lacuna nelle disposizioni vigenti.
I divieti sono stati introdotti solo con riferimento alle Autorità dove più gravi appaiono i rischi su esposti, e alla Consob, e per la durata di quattro anni.
Anche chi ritiene che gli ordinamenti delle Autorità non debbano tutti rientrare in schemi fissi, e che anzi la diversità dei compiti richieda diversità negli ordinamenti, considera logico uniformare almeno le norme di tipo generale, tra cui quelle relative alle incompatibilità. Ci si è astenuti dal metterci mano in questa sede, ritenendo più conveniente che anche questo aspetto venga preso in considerazione in sede di una generale rivisitazione delle norme sulle Autorità.
La legge consta di un unico articolo. Nel primo comma si indicano con precisione le leggi istitutive delle Autorità interessate. Al comma numero due si precisa che la norma deve valere per ogni nomina a partire dall’entrata in vigore di detta legge e cioè senza attendere il rinnovo di ciascuna Autorità.

Art. 1

  1. I componenti di ciascuna delle Autorità di cui alle leggi 10 ottobre 1990, n. 287; 11 febbraio 1994, n. 109; 14 novembre 1995, n. 481 e 31 luglio 1997, n. 249 non possono essere nominati, per almeno quattro anni dalla cessazione dell’incarico, componente di un’altra delle suddette Autorità, nè della Commissione di cui alla legge 8 aprile 1974, n. 95. Parimenti i componenti di detta Commissione non possono, per la stessa durata di tempo, essere nominati componenti delle suddette Autorità.
  2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano a partire dall’entrata in vigore della presente legge.

→  febbraio 28, 2005


di Oscar Giannino

Si vede che c’è un gran lavoro dietro alle quasi trecento pagine dell’ultima fatica di Timoty Garton Ash, il direttore dello European Studies Centre al St. Anthony College dell’Università di Oxford e senior fellow presso la celebre Hoover Institution dell’Università di Stanford. Il suo Free World, America, Europa e il futuro dell’occidente (Mondadori) è l’ideale continuazione post 11 settembre del suo ampio manuale mondiale del post muro, che aveva avuto il torto di uscire in libreria proprio pochi mesi prima dell’attentato alle Twin Towers, risultandone immediatamente annullato.

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→  febbraio 19, 2005


di Luca Savarino

Dopo l’11 Settembre, il problema centrale della politica globale non sarà quello di diminuire la statualità, ma di costruirla». L’ultimo lavoro di Francis Fukuyama, Esportare la democrazia. State Building e ordine mondiale nel XXI secolo (Lindau, pp. 171, €18), affronta un tema di evidente attualità politica: la «creazione di nuove istituzioni di governo o il rafforzamento di quelle esistenti».

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→  febbraio 15, 2005


di Francis Fukuyama

Dopo aver clamorosamente predetto la fine della storia e l’egemonia della liberaldemocrazia, Francis Fukuyama analizza in questo suo nuovo libro un tema decisivo: la costruzione dei nuovi stati-nazione. La fine della storia, sostiene Fukuyama, non è un destino automatico e una politica di buon governo sarà sempre necessaria. Gli stati deboli e quelli falliti sono la causa di alcuni dei problemi più seri che minacciano il mondo. Fukuyama spiega in particolare come si possono trasferire a questi stati delle istituzioni pubbliche forti e funzionanti, le sole in grado di assicurare a essi e al mondo intero un futuro stabile e pacifico, e impartisce alcune lezioni tanto semplici quanto spesso disattese su come gli Stati Uniti e l’Europa possono gestire al meglio i casi più scottanti di state-building: l’Afghanistan e l’Iraq.

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