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Cambiamo abitudini, basta con il contante

Pubblicato il 15/04/2012 @ 10:01 in Articoli Correlati


di Milena Gabanelli, Stefania Rimini

Perché Serve Imparare a non Usare Contanti

È stato ucciso per 300 euro il salumiere quarantenne, padre di due figli, nella rapina di venerdì scorso a Ruvo di Puglia. L’ ennesima tragedia che si aggiunge alla lista già lunga di benzinai, tabaccai, farmacisti, gioiellieri trucidati per rubare l’ incasso. Ci sono anche le vite umane dentro al prezzo incalcolabile di un’ abitudine tutta italiana: pagare in contanti. Da noi la percentuale arriva al 91% delle transazioni, contro il 59% della Francia il 65% del Regno Unito.

Ma non è solo abitudine, è anche «legittima difesa» per tutti quelli che, potendo «autoridursi» le imposte (sempre più alte), si fanno pagare e pagano in nero, rigorosamente in contanti. In tempi di crisi l’ economia sommersa aumenta e la stima per l’ Italia si aggira sui 300 miliardi di nero. Tra i paesi Ocse ci supera solo la Grecia, e tendenzialmente il sommerso aumenterà ancora, visto che ci si attende un aumento della disoccupazione. Non ci sono solo gli evasori che il presidente Napolitano considera «indegni di essere Italiani», ci sono anche centinaia di migliaia di nonne che pagano una parte dell’ affitto in nero perché la pensione è sempre la stessa anche se gli anni passano. Ci sono migliaia di mamme che quando chiamano l’ artigiano preferiscono «senza fattura» perché il marito è in cassa integrazione, oppure perché costa sempre di più fare la spesa. Ci sono i figli che fanno il lavoretto in nero perché non hanno trovato altro e da qualche parte bisogna incassare. Sono milioni le operazioni quotidiane di microevasione il cui risultato è il ben noto circolo vizioso: più si evade, più aumentano le imposte; più aumentano le imposte e più si evade. La sostenibilità del nostro debito pubblico preoccupa tutto il mondo e così nel 2011 sono state fatte ben 4 manovre con un impatto di 48 miliardi per il 2012, 75 per il 2013, 81 per il 2014. E se adesso ci lamentiamo della tassa di 5 centesimi sugli sms, ricordiamoci che tra aumenti dell’ iva e tagli alle agevolazioni, il grosso deve ancora arrivare. Possibile che non ci sia un modo per evitare questo destino di recessione (nel migliore dei casi), disoccupazione, iniquità sociale? Certo che sì, basterebbe avere a disposizione quei 120-150 miliardi che mancano all’ appello perché sono rimasti nelle tasche degli evasori. Come fare a recuperarli? Scoraggiando l’ uso del contante, che è alla base del «nero». Il presidente Monti ha abbassato il limite dei pagamenti cash a mille euro perché, a suo dire, sarebbe stato paradossale scendere fino a 500, dato che «si deve poter spendere una banconota che esiste». In Gran Bretagna non ci hanno pensato due volte a vietarne la distribuzione. Nel 2010 l’ Agenzia che studia i movimenti della criminalità organizzata, ha stimato che nel 90% dei casi l’ utilizzo è legato all’ evasione fiscale e attività criminose. Un mese dopo lo studio, le autorità hanno varato un provvedimento che impedisce alle banche di dare ai cittadini la banconota da 500 euro. Almeno in questo, sono stati bravi. E se provassimo anche noi ad avere un pò di coraggio, mettendoci di traverso all’ eccessivo uso del contante? Un potente dissuasore potrebbe essere un 33% applicato al deposito e al prelievo. Una specie di ] È stato ucciso per 300 euro il salumiere quarantenne, padre di due figli, nella rapina di venerdì scorso a Ruvo di Puglia. L’ ennesima tragedia che si aggiunge alla lista già lunga di benzinai, tabaccai, farmacisti, gioiellieri trucidati per rubare l’ incasso. Ci sono anche le vite umane dentro al prezzo incalcolabile di un’ abitudine tutta italiana: pagare in contanti. Da noi la percentuale arriva al 91% delle transazioni, contro il 59% della Francia il 65% del Regno Unito. CONTINUA A PAGINA 12 SEGUE DALLA PRIMA Ma non è solo abitudine, è anche «legittima difesa» per tutti quelli che, potendo «autoridursi» le imposte (sempre più alte), si fanno pagare e pagano in nero, rigorosamente in contanti. In tempi di crisi l’ economia sommersa aumenta e la stima per l’ Italia si aggira sui 300 miliardi di nero. Tra i paesi Ocse ci supera solo la Grecia, e tendenzialmente il sommerso aumenterà ancora, visto che ci si attende un aumento della disoccupazione. Non ci sono solo gli evasori che il presidente Napolitano considera «indegni di essere Italiani», ci sono anche centinaia di migliaia di nonne che pagano una parte dell’ affitto in nero perché la pensione è sempre la stessa anche se gli anni passano. Ci sono migliaia di mamme che quando chiamano l’ artigiano preferiscono «senza fattura» perché il marito è in cassa integrazione, oppure perché costa sempre di più fare la spesa. Ci sono i figli che fanno il lavoretto in nero perché non hanno trovato altro e da qualche parte bisogna incassare. Sono milioni le operazioni quotidiane di microevasione il cui risultato è il ben noto circolo vizioso: più si evade, più aumentano le imposte; più aumentano le imposte e più si evade. La sostenibilità del nostro debito pubblico preoccupa tutto il mondo e così nel 2011 sono state fatte ben 4 manovre con un impatto di 48 miliardi per il 2012, 75 per il 2013, 81 per il 2014. E se adesso ci lamentiamo della tassa di 5 centesimi sugli sms, ricordiamoci che tra aumenti dell’ iva e tagli alle agevolazioni, il grosso deve ancora arrivare. Possibile che non ci sia un modo per evitare questo destino di recessione (nel migliore dei casi), disoccupazione, iniquità sociale? Certo che sì, basterebbe avere a disposizione quei 120-150 miliardi che mancano all’ appello perché sono rimasti nelle tasche degli evasori. Come fare a recuperarli? Scoraggiando l’ uso del contante, che è alla base del «nero». Il presidente Monti ha abbassato il limite dei pagamenti cash a mille euro perché, a suo dire, sarebbe stato paradossale scendere fino a 500, dato che «si deve poter spendere una banconota che esiste». In Gran Bretagna non ci hanno pensato due volte a vietarne la distribuzione. Nel 2010 l’ Agenzia che studia i movimenti della criminalità organizzata, ha stimato che nel 90% dei casi l’ utilizzo è legato all’ evasione fiscale e attività criminose. Un mese dopo lo studio, le autorità hanno varato un provvedimento che impedisce alle banche di dare ai cittadini la banconota da 500 euro. Almeno in questo, sono stati bravi. E se provassimo anche noi ad avere un pò di coraggio, mettendoci di traverso all’ eccessivo uso del contante? Un potente dissuasore potrebbe essere un 33% applicato al deposito e al prelievo. Una specie di “tassa ” che però nasce con l’ obiettivo di spingere la gente a non pagarla (e in questo, noi Italiani dovremmo essere maestri). Per dimostrare perché secondo noi questo sistema funzionerebbe facciamo i conti sul tovagliolino di carta. Oggi l’ evasore ti propone «121 euro con fattura o 100 in nero in contanti». E la bilancia per entrambi pende verso il nero. Come cambierebbe se applicassimo il «dissuasore»? Per poter pagare in contanti, il cliente andrebbe a prelevare la banconota da 100 euro. Ma invece di 100, se ne vedrebbe scalare dal conto 150. A quel punto il cliente non avrebbe più nessun interesse a pagare in contanti in nero, gli converrebbero i “121 con fattura”, pagati con bonifico, assegno o carta. Anche per l’ evasore la bilancia penderebbe verso i “121 con fattura” perché al momento del deposito dei 100 euro si vedrebbe accreditato il 33% in meno. Milioni di operazioni ogni giorno avvengono in nero. Non è difficile capire che incentivando un cambiamento di abitudini si potrebbe “rubare” all’ evasione un centinaio di miliardi l’ anno. E con questi soldi si può cominciare ad eliminare una tassa ingiusta come l’ Irap, dare la possibilità di detrarre una parte dell’ iva sulle spese primarie, l’ idraulico, o il muratore; fare investimenti e creare posti di lavoro; cominciare ad abbattere il debito liberandoci dal ricatto della speculazione. E poi si innescherebbe il meccanismo virtuoso della concorrenza leale, mentre oggi chi emette la fattura non riesce a stare sul mercato. Naturalmente nessuno vuole abolire il contante. Si tratterebbe di individuare una quantità minima “necessaria”, per esempio 150 euro al mese (per il parcheggio, il giornale, la candela in chiesa, le caldarroste, ecc). Su questi lo Stato dovrebbe prevedere il rimborso del 33%, anche se il cittadino non li ha utilizzati; in quel caso il rimborso si tradurrebbe in un aumento netto del suo reddito di 50 euro al mese. È evidente che puoi incentivare a pagare tutto in modo tracciabile solo se le banche vengono forzate a diminuire le commissioni applicate agli esercenti che accettano le carte di pagamento. Il Governo Monti ha delineato un percorso di cui si dovrebbero vedere i frutti nell’ arco di quest’ anno; in mancanza di risultati, procederà ad abbassare le commissioni per decreto. Per avviare una rivoluzione di mentalità non esistono reali ostacoli, basterebbe incentivare la consapevolezza degli onesti di essere sfruttati dai disonesti. Naturalmente le cifre e le percentuali delineate sono arbitrarie, utili per spiegare l’ idea, ma ci auguriamo che qualche economista dalla mente libera la voglia approfondire e definire meglio, ricordando che ci sono solo 3 categorie che non possono sopravvivere senza cash: spacciatori, tangentisti, evasori.

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