Altro che Obama Superman

marzo 27, 2010


Pubblicato In: Giornali, Il Riformista

il_riformista
Avere sfondato il muro che si opponeva alla riforma sanitaria, che aveva bloccato i predecessori democratici di Barack Obama, è stata salutata in Italia come una vittoria “di sinistra”: il Presidente americano è ritornato ad essere quello per cui i nostri liberal avrebbero voluto poter votare due anni fa. Un entusiasmo giustificato? Le critiche da sinistra al sistema sanitario americano poggiano su due punti: la mancanza di copertura e il costo.

Anche scartando le invenzioni caricaturali di un’America in cui al pronto soccorso si entra con la carta di credito, è vero che in USA essere curato (indipendentemente da che cosa poi questo voglia concretamente dire) non è un diritto universale: un numero, che varia a seconda di chi fa i conti, ma che per brevità indichiamo nel 10% della popolazione non ha copertura sanitaria. Quanto al costo, per la sanità (di nuovo indipendentemente da che cosa ciò voglia concretamente dire), gli Usa spendono il doppio di Paesi accreditati di un “buon” sistema sanitario. Conclusione: il servizio sanitario pubblico dimostra la sua superiorità, quanto a equità e quanto a efficienza, vale per tutti e costa meno.

Prima di fare confronti bisognerebbe almeno definire parametri e criteri di misura. A maggior ragione quando si parla non di kwh o di tonnellate, ma di salute e sanità. E’ con volontaria provocazione che, rozzo per rozzo, mi attengo a questi due numeri, il 10 e il 2. Il 10% si cittadini “scoperti”, il doppio di costi.
Parliamo del 10. Già oggi in USA il sistema provvede ai poveri sotto una certa soglia di reddito e ai vecchi senza limitazione. Non è quindi il senso di equità che si deve tirare in ballo, ma il principio universalistico del welfare: questo fu creato, come è noto, per le nascenti classi medie, non per i poveri. E’ quindi in un senso molto specifico che la sinistra ha – forse involontariamente – ragione a considerare questa una storica vittoria del “suo” presidente.
Per il 2 il discorso è più complicato. La sanità è anche un vivace e ricco settore industriale. Se le quasi totalità delle aziende farmaceutiche e gran parte di quelle di apparecchiature mediche si è sviluppata o è migrata negli USA è anche perché là i prezzi sono fissati dal mercato e solo in misura minore dall’amministrazione; perché può contare su un sofisticato sistema finanziario che fornisce capitali ad aziende in tutti gli stadi del loro ciclo di sviluppo; perchè ha un sistema di test clinici che gode di reputazione mondiale, e che apre tutti i mercati. Il 2 si giustifica come rapporto tra le qualità dei servizi forniti? Come rapporto tra spese di ricerca? Il cittadino americano è d’accordo a pagare il guadagno di tempo tra prime sperimentazioni e diffusione del protocollo?

Se il problema è quello di abbassare i costi, buona regola è andare a scovare le rendite. Qui non si deve neppure andare lontano per trovare alcune delle categorie di partecipanti al mercato della sanità che se ne appropriano. E’ la concorrenza che abbatte le rendite: non la si favorisce se la legge richiede che polizze siano contratte con un’assicurazione che ha sede nello stato. Si è creato una corporazione di avvocati ed esperti che impone costi elevatissimi, diretti e indiretti: ad esempio nella diagnostica il timore di incorrere in cause per danni produce sprechi giganteschi, a volte perfino a danno dei pazienti. Non ci si può tuttavia esimere dal notare che basterebbe ridurre del 10% le spese per pagare la copertura universale; concetto già sentito a proposito dell’evasione fiscale, con la differenza che qui ci sono soggetti individuabili e ragioni palesi di inefficienza.
Invece sul lato della spesa Obama non è intervenuto. Anzi, con la riforma le rendite si estendono di pari passo con l’estensione della copertura sanitaria, e diventano garantite dallo Stato che coprirà comunque quanto mancherà dopo l’aumento delle imposte sui redditi elevati. Altro che Obama Superman: per mantenere la promessa elettorale di estendere il servizio sanitario a tutti, si compera uno strumento costoso che nasconda la propria debolezza politica.

Nella riforma sanitaria olandese, sono le assicurazioni che assicurano il servizio: e la soluzione è considerata di destra. E in USA perché è considerata di sinistra? Eppure è la stessa cosa: la garanzia dello Stato è data alle compagnie di assicurazione perché non falliscano, non ai cittadini perché siano curati. In USA è saltata la clausola dell’opt out, che consentiva, a chi voleva, di uscire dal sistema statale e di provveder da solo alle proprie cure: dobbiamo dire che è di sinistra perché è obbligatorio?

Invia questo articolo:
  • email



Stampa questo articolo: