«Marcerò a fianco del Polo»

novembre 8, 2001


Pubblicato In: Varie


Intervista di Franco Garnero

Non è uno che ama stare allineato e coperto, il senatore dei Ds Franco Debenedetti. Per tre legislature è stato eletto nella sinistra. Ma sem­pre mantenendo la propria indipendenza. Sul­la nuova legge sul falso in bilancio, per esem­pio, non ha partecipato al voto, mentre i suoi colleghi votavano contro. E adesso ha annun­ciato che sabato sfilerà nella manifestazione di solidarietà all’America.

Senatore, come l’hanno presa i vertici dei Ds?
«Sfilare non è un atto parlamentare. E poi in aula il mio gruppo ha presentato una mozione che, nel dispositivo, è identica a quella della maggioranza, e che approva la partecipazione italiana alle operazioni militari contro il terro­rismo: mozione che ho sostenuto e votato».

Perché lo ha fatto?
«Per poter partecipare dall’interno alla bat­taglia congressuale e dare il mio concreto ap­poggio alla mozione Morando».

Che però ha perso…
«È la democrazia. Conosco Fassino da anni. Sono certo che sarà un ottimo segretario».

Neanche un mese fa però ha detto che l’Ulivo non esiste più.
«Dopo la votazione del 9 ottobre, quando Verdi e Comunisti italiani si sono schierati con­tro la maggioranza del centrosinistra, ho detto con molta preoccupazione che l’Ulivo, nel suo perimetro originario, è morto: è così».

E adesso le cose vanno meglio?
«Al Senato, dove 14 senatori dei Ds hanno vo­tato contro la mozione dell’Ulivo, purtroppo si è registrato un fatto gravissimo».

Però lei sarà l’unico dei suoi a camminar fianco degli esponenti del centrodestra.
«É probabile. Ma non è un problema mio, perché io sono stato perfettamente coerente».

Si vuole spiegare meglio?
«Dopo la marcia di Assisi D’Alema aveva deprecato il fatto che non ci fossero bandi contro il terrorismo. E allora a Giuliano Ferrara è venuta l’idea di organizzare questa manifestazione di solidarietà all’America. Parteciparvi mi sembrava che sarebbe stato coerente con l’osservazione di D’Alema».

E allora perché gli altri leader del centrosinistra l’hanno lasciata solo?
«La questione si era un po’ persa in dispetti e ripicche: e non ci pensavo più. Invece la decisione di mandare le nostre truppe in guerra, obiettivamente, cambiava l’agenda della manifestazione, e quindi offriva la possibilità unire tutti nella solidarietà agli Usa, ma anche ai nostri soldati. E allora ho dichiarato che sarei andato. Purtroppo ancora una volta l’occasione si è sprecata».

Ha ricevuto pressioni per rinunciare?
«Ci mancherebbe altro. Tutti sanno che la mia identità politica di liberale nella sinistra non è in questione».

Le sue più recenti prese di posizione però potrebbero far pensare il contrario. Anche il fatto che lei sia il senatore piemontese con meno i presenze in aula al momento del voto potrebbe significare che non andate d’accordo.
«Se qualcuno si prende la briga di accusarmi dovrebbe almeno sapere che lo scorso 9 settembre ho preso la tessera dei Ds: la prima tessera di partito in vita mia».

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